“I have a dream”, ripeté più volte Martin Luther King nel suo celebre discorso al termine della storica manifestazione per i diritti civili del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, ma questa frase si attaglia perfettamente a tutti i visionari che riescono nel tempo a realizzare i loro sogni: uno di essi è certamente Giulio Ferrari, grazie al lavoro del quale nei primissimi anni del 1900 oggi possiamo vantare in Trentino un’assoluta eccellenza vinicola, lo spumante denominato Trentodoc.
Convinto che i fattori pedoclimatici della sua terra fossero congeniali alla produzione di ciò che allora si poteva ancora chiamare “méthode champenois”, Giulio iniziò una piccola (e riservata a clienti benestanti..) produzione spumantistica con le tecniche imparate ed il vitigno importato dalla Champagne, lo Chardonnay, riscuotendo immediatamente grandi successi in tutta Europa.
Ed oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ottenuta la D.O.C. Trento nel 1984, prima denominazione italiana riservata esclusivamente al metodo classico (seconda fermentazione in bottiglia e non in autoclave come nel metodo Charmat/Martinotti) e seconda al mondo dopo lo Champagne, nel 2007 è stato poi creato il marchio collettivo territoriale Trentodoc per conferire identità ed immagine unitaria alla produzione di bollicine ottenuta da uve coltivate sulle pendici delle montagne trentine dalle 67 case spumantistiche associate al marchio con oltre 12 milioni di bottiglie vendute nel 2021.
Nel design del marchio, che ricorda ma non riproduce la denominazione di origine, le due “o” con due volute contrapposte evocano il movimento del remuage (scuotimento), l’operazione di rotazione della bottiglia eseguita manualmente sui tipici cavalletti di legno (pupitre) al fine di far scivolare i residui (principalmente lieviti esausti) verso il collo della bottiglia per poi espellerli.
Trentodoc si definisce spumante di montagna grazie alla combinazione di territorio, ottimamente esposto ai raggi solari, altitudine, che influenza in modo consistente l’acidità dell’uva, e clima, caratterizzato da forti escursioni termiche fra giorno e notte e notevole differenza di temperatura fra estate e inverno: tutte queste condizioni geoclimatiche, tipiche di un ambiente alpino, sono fondamentali per far acquisire le fondamentali caratteristiche organolettiche alle uve, consentendo lo sviluppo di varietà di profumi e grande acidità, in modo da elevare lo standard qualitativo degli spumanti prodotti.
Solo quattro i vitigni ammessi dal Disciplinare, Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Meunier, ma è lo Chardonnay che ha il ruolo di assoluto protagonista, conferendo al Trentodoc longevità e carica aromatica importante, con sentori fruttati di mela golden e pesca gialla nelle annate recenti e complessità aromatica di frutta esotica, spezie e crosta di pane per annate più risalenti, mentre il Pinot Nero, con i suoi sentori di frutti di sottobosco come more, fragole e lamponi dona caratteristiche di eleganza, finezza e struttura.
Durante la mia recente partecipazione a vari eventi in cantina della seconda edizione del Festival Trentoc di fine settembre, ho avuto l’occasione di essere presente ad una degustazione guidata di vecchie annate dei millesimati Ferrari Perlé (2002 sboccatura 2021, 2004 sb. 2021, 2006 sb. 2021, 2006 sb. 2012) e delle riserve di Ferrari (Riserva Lunelli 2002 sboccatura 2021 e Giulio Ferrari 2002 ed. limitata sb. 2021) presso Villa Margon, residenza rinascimentale riportata all’antico splendore dalla famiglia Lunelli, proprietaria dell’azienda già dal 1952 quando Giulio, senza eredi diretti, decise di venderla, tra molteplici pretendenti, a Bruno Lunelli: ebbene, il sogno di Giulio Ferrari può ben dirsi realizzato, molte di quelle bottiglie avevano davvero poco da invidiare ai più rinomati Champagne!
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